Per chi è cresciuta con una nonna bolognese veder fare la sfoglia in casa è forse una delle immagini più frequenti, per non dire quotidiane che la memoria riporta.

 

PASTA1

Dal rito noioso, ma forse solo ora capisco quanto prezioso, dello stabilire il menù del giorno, averne oggi…,

la giornata di nonna Caterina iniziava con tagliere e mattarello.  Molto difficile comprare una scatola di pasta, non ce n’era di così buona e lei sapeva anche quanto  piaceva a tutta la famigliaDai maccheroni al pettine, a tagliatelle grandi, piccole, strette, tortellini, lasagne, cannoli e non ricordo ancora quante altre cose, ah si gli “stricchetti” le attuali farfalle, c’era solo l’imbarazzo della scelta, e se chiedevi, era orgogliosa di accontentare.

Il tagliere sempre pronto si appoggiava sul tavolo ed emanava quel profumo di legno che per fortuna, ancora oggi sento. Tutt’intorno uova, farina e mattarello, insieme alla bottiglia d’olio, superfluo aggiungere extra vergine d’oliva,  aspettavano le sue mani che con un’abilità unica in pochi minuti tirava fuori una “palla” gialla, pronta per essere tirata. Un uovo e un etto di farina, poi si aggiungeva anche metà tuorlo d’uovo pieno d’acqua per ammorbidire l’impasto.  Le mani unte di olio d’oliva modellavano l’impasto con gesti veloci e sicuri. Appena pronta la palla si schiacciava al centro era già bella rotonda come un disco di sole. Il  mattarello spinto dalle energiche braccia, cominciava a stendere l’impasto che girava di tanto in tanto davanti e dietro e poi piano piano tutt’intorno, cosparso ogni tanto da una spruzzata di farina per non fare attaccare l’impasto al tagliere. In pochi minuti la sfoglia pendeva giù dal tavolo, bella rotonda, perfetta nel suo spessore uniforme, non c’era che arrotolarla su se stessa fino a che non restava fuori nulla. Ora era pronta per il taglio. Veloci e sicure le mani, una teneva leggermente l’impasto e l’altro affondava la lame grande e piatta del coltello per tagliare le tagliatelle. Una dietro l’altra la fila di strisce sottili si allungava come tasti di un pianoforte,  mentre una mano avanzava e l’altra indietreggiava all’unisono. Pronte, ora non restava che farle asciugare…. Con le dita, si aprivano questi rotoli e lunghe tagliatelle danzavano nell’aria come capelli appena sciolti. Stese sul tagliere alla rinfusa, venivano girate di tanto in tanto, fra un’occhiata al ragù e una faccenda di casa, per farle asciugare. Si mettevano poi  in un grande vassoio pronte per essere buttate appena bolliva l’acqua. Difficilmente si scolavano ma sempre si tiravano su dall’acqua con lo scolapasta  e si mettevano nella “terrina” – il grande piatto di terracotta – per essere condite e portate in tavola. Non è difficile fare la sfoglia, non verrà perfetta, ne rotonda, ne uniforme le prime volte, ma se proverete, magare insieme ai vostri figli vedrete che sicuramente sarà buona. Basta scegliere una buona farina che non sia stata troppo trattata e raffinata, perché altrimenti non avrà nessun nutriente, delle uova possibilmente del contadino e la volontà e l’amore per fare qualcosa insieme…Tagscont Non sarà perfettamente gialla, non avete usato coloranti, ne lunghissime e forse nemmeno bellissime tagliatelle, ma provateci e scoprirete quanto sono buone. E se proprio non ce la fate vi consigliamo paste lavorate con ingredienti di prima qualità ed in modo artigianale, e saranno il simbolo di una lunga e prosperosa vita…

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